In crescita le imprese agricole “in rosa”, ma molte difficoltà frenano

In crescita le imprese agricole “in rosa”, ma molte difficoltà frenano
In occasione della consegna del “Premio De@Terra”, la Cia e l’associazione Donne in Campo evidenziano l’importanza dell’ imprenditoria femminile. Tuttavia, diversi problemi impediscono un’azione realmente efficace. Nonostante ciò e la crisi che sta attraversando il settore primario, le agricoltrici non demordono e si battono per l’affermazione sul mercato.
L’ agricoltura italiana parla sempre più al femminile. Negli ultimi dieci anni le imprese condotte da donne sono aumentate in maniera costante e sono attualmente oltre 260, rappresentando circa il 30 per cento del totale. In pratica, un’azienda su tre.
Un trend, nonostante le difficoltà del settore primario, in crescita. Sono imprenditrici competitive, attente all’evoluzione del mercato, alla qualità e pronte ad ampliare le proprie superfici, anche se vanno superati i molti problemi che attualmente impediscono all’imprenditoria “in rosa” di svilupparsi e affermarsi in maniera adeguata. E’ quanto sottolineato oggi dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori e dall’associazione Donne in Campo in occasione della consegna a Roma, presso la Sala Cavour del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, del “Premio De@Terra”, quest’anno dal tema “Donne rurali al centro dell’ innovazione“.
Un premio che è rivolto a donne la cui storia imprenditoriale è stata caratterizzata dalla creatività e dall’originalità di idea di impresa, dalla volontà e dalla capacità di mettere sul mercato prodotti di alta qualità, tipici e salubri, dalla realizzazione di attività multifunzionali della propria impresa, dalla commercializzazione; dal rispetto e dalla valorizzazione dell’ambiente, dall’utilizzo degli strumenti multimediali, da un apporto significativo alla crescita economica, sociale e culturale delle aree rurali (associazionismo, servizi).
Tra le encomiate del “Premio De@Terra”, in rappresentanza dell’associazione Donne in Campo, Roberta Maccioni, dell’azienda agricola “Antico Colle Fiorito” di Lamporecchio (Pistoia).
Secondo Cia e Donne in Campo, le conduzioni “femminili”, nell’ultimo decennio, si sono ridotte di 1.000 unità nelle aziende inferiori ai 5 ettari, mentre sono cresciute di 14 mila unità (più 16,4 per cento) in quelle di maggiori dimensioni. E si riscontra un aumento (8 mila unità) sia nella conduzione diretta che in quella con salariati (7 mila unità).
Le donne conduttrici -rilevano Cia e Donne in Campo- non solo non sono diminuite, bensì hanno anche aumentato l’impegno dedicato all’azienda nell’ambito di una ristrutturazione e riconversione delle loro unità produttive, quale risposta alla competizione con il mercato agroalimentare nazionale ed internazionale che pone condizioni sempre più onerose per il conseguimento di un giusto reddito.
Rispetto a dieci anni fa, è generalmente migliorato, secondo Cia e Donne in Campo, il livello di istruzione delle donne imprenditrici agricole con un considerevole calo dei capi azienda senza alcun titolo o con sola licenza elementare, a fronte di un consistente incremento di quelli laureati o con licenza media o superiore. A livello assoluto, le donne capo azienda laureate sono passate da 15 a 35 mila, con un incremento di ben 20 mila unità rispetto all’aumento di soli 6 mila laureati fra i capi azienda uomini.
La presenza delle donne in agricoltura è inferiore solo al settore del commercio, dove si supera il 32,5 per cento, mentre vengono doppiate abbondantemente sia l’attività manifatturiera (con il 10,6 per cento) che quella dei servizi (poco meno del 10 per cento).
Secondo Cia e Donne in Campo, la maggior parte delle imprese agricole condotte da donne si trova nel Mezzogiorno (44 per cento del totale), seguono le regioni del Nord (32 per cento) e quelle del Centro (24 per cento).
Le aziende agricole “rosa”, secondo Cia e Donne in Campo, salgono in modo importante specialmente in attività innovative, come ad esempio nell’agriturismo, le cui imprese per il 35 per cento del totale sono condotte da imprenditrici. Crescite significative si sono registrate negli ultimi anni anche nel settore biologico, nelle produzioni di “nicchia” Dop e Igp, nell’ortofrutta e nella vitivinicoltura.
Donne, dunque, sempre più decise e protagoniste della vicenda agricola italiana. Donne che guardano all’impresa con sempre maggiore attenzione, che puntano con caparbietà sulla qualità e sulla tipicità dei prodotti legati al territorio, sulla difesa della biodiversità. Insomma, vere imprenditrici che operano con la dovuta incisività per una competitività reale sui mercati nazionali e mondiali, che fanno dell’innovazione uno strumento indispensabile per crescere e svilupparsi. Un’azione propulsiva che, tuttavia, fa i conti con le non poche difficoltà e con una situazione agricola molto complessa che fiacca le energie imprenditoriali e provoca problemi ed intralci di ogni genere. Basti pensare alla crescita dei costi e al crollo dei prezzi agricoli praticati sui campi.
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2008: Le imprese toscane sono sempre più rosa
Filed under: Dalle Regioni, Imprenditoria femminile, Rapporti sulle imprese

Continua la crescita delle aziende guidate dalle donne e si amplia la comunità imprenditoriale straniera
E’ una Toscana sempre più rosa quella del 2008 grazie all’aumento del numero di imprese femminili. Dai dati elaborati dall’Osservatorio sulle Imprese Femminili di Unioncamere Toscana, in collaborazione con Regione Toscana, su dati forniti da Infocamere-Stockview relativi al Registro Imprese delle Camere di Commercio, è emerso che le imprese guidate dalle donne sono 97.366 pari al 23,4% del totale delle imprese (415.248).
L’analisi ha evidenziato una performance positiva del +0,3% da parte delle imprese in rosa, leggermente superiore anche al dato medio italiano (+0,2%). Dal confronto con le altre regioni benchmark la Toscana evidenzia inoltre una crescita imprenditoriale leggermente migliore rispetto a quella del Piemonte e del Veneto (+0,1%) ma sottotono rispetto a Lombardia, Emilia Romagna e Marche (tutte con un +0,6% ciascuna).
In una classifica provinciale il primato spetta alla provincia di Grosseto dove si registra il più elevato tasso di femminilizzazione con un 28,9% di imprese a maggioranza femminile, a seguire le province di Livorno con un 27,1% e Massa Carrara con un 25,3%. La provincia di Prato, con un’incidenza femminile del 23,4% sul totale, ha mostrato la variazione più elevata nel quinquennio 2003-2008 (+2,4%), seguita da Firenze con una incidenza femminile del 21,6% sul totale ed un +1,4% dal 2003.
Dall’analisi emerge inoltre quanto nel 2008 le imprenditrici toscane ricoprano maggiormente ruoli apicali, come quello di amministratrice (+0,9%), mentre diminuisce la consistenza del numero di socie (-3,2%) e delle titolari di azienda (-0,2%). Per quanto concerne le forme giuridiche nel 2008 il numero di imprese femminili costituite in forma societaria è cresciuto dello 0,9% , pari a +330 unità. In forte sviluppo sono le imprese di capitale (+5,8%) mentre sono in diminuzione le società di persone (-1,6%).
A trainare la crescita delle imprese rosa in Toscana sono state la città di Prato con un +3,5%, Firenze e Livorno rispettivamente con un +1,3% e +1,2% mentre hanno registrato un variazione decisamente negativa le provincie di Grosseto con -2,8%, Pistoia -1,9% e Siena con un -1,0%. Restano stabili senza far registrare grossi incrementi Lucca, Pisa, Arezzo.
Entrando nello specifico dell’analisi le imprese guidate da donne sono sensibilmente cresciute nei settori costruzioni (+6,2%), ugualmente positiva è stata anche l’evoluzione delle attività immobiliari, noleggio, informatica e ricerca che hanno visto le imprese “rosa” aumentare del 3,3%, superando la performance delle imprese non femminili (+1,5).
Rispetto al 2007 sono aumentate le imprese rosa nel settore degli alberghi e ristoranti (+1,6%) e di 85 unità sono aumentate anche le imprese dedite agli altri servizi pubblici, sociali e personali mentre le attività commerciali continuano a non attirare più né le imprenditrici (in un anno -370 aziende, -1,3%), né gli imprenditori (-1.009 imprese, -1,3%). Si contrae la presenza femminile anche nei settori dell’agricoltura (-192 imprese, -1,3%) e del manifatturiero (-80 imprese, -0,6%), ma la dinamica negativa di questi due settori risulta più attenuata rispetto a quanto avviene in ambito maschile dove si registrano forti contrazioni (-1,9% agricoltura e -1,8% manifatturiero).
Più dettagliatamente il settore manifatturiero evidenzia anche nel 2008 una significativa diminuzione di imprese femminili del comparto della moda: si è registrata una forte flessione delle imprese tessili (-159, -7,2%), una più contenuta diminuzione di quelle del cuoio-calzature (-16, -0,8%), mentre sul versante delle confezioni si è registrato un incremento di 62 aziende (+2,2%). Rallenta la crescita del numero di imprese “rosa” nel settore alimentare, che passa dal +3,3% nel 2007 al +1,1% nel 2008 (+18 unità).
L’imprenditoria femminile toscana è anche straniera, cresce infatti il numero delle imprenditrici extracomunitarie (+6,4%) congiuntamente a quello delle comunitarie che sono cresciute del 4,7%. Dall’analisi per nazionalità emerge che la crescita è stata trainata dalla forte dinamica delle imprenditrici romene (+20,8%) e in seconda battuta dalle polacche (+6,6%). Per quanto concerne le imprenditrici extracomunitarie particolarmente significativa è stata la dinamica delle cinesi (+10,5%). In aumento anche le imprenditrici provenienti dal Marocco (+18,2%) e dall’Albania (+17,0%), in particolare nei settori del commercio e delle attività immobiliari, noleggio e informatica per quanto riguarda le marocchine e nei settori delle costruzioni e del turismo per le albanesi.
Bolzano – Quota delle donne imprenditrici al 33%
Negli ultimi cinque anni la quota delle imprese femminili è rimasta costante sia a livello nazionale che a quello locale.
Analizzando le cifre per settori economici emergono alcune particolarità: alcuni settori sono dei chiari domini maschili, mentre altri presentano una forte prevalenza femminile.
In Alto Adige, il settore con la massima presenza femminile è quello dei “servizi personali”. Rientrano in questo settore ad esempio le professioni di parrucchiera, di estetista nonché i servizi di pulitura e lavasecco.
La presenza femminile è molto marcata anche nella produzione tessile e di abbigliamento – basti pensare a professioni come la sarta, la ricamatrice, la tessitrice, generalmente svolte da donne. Ma anche all’interno del settore privato dell’educazione e in quello degli esercizi pubblici (alberghi, ristoranti, bar) la quota di donne tra i titolari e soci d’impresa è elevata.
Analizzando il quadro imprenditoriale territoriale, la provincia con la massima presenza femminile è La Spezia (35 percento), fatto riconducibile alla forte presenza femminile all’interno del commercio al dettaglio. Fanalino di coda, invece, la provincia di Reggio Emilia con una quota pari al 25 percento.
Le statistiche sono state estrapolate dalla banca dati di Infocamere e rispecchiano la situazione al 31.12.2008. L’analisi si riferisce a tutte le persone iscritte nei Registri delle imprese italiane in qualità di titolari o soci d’impresa.
Camera di commercio di Bolzano,e-mail: info@camcom.bz.it
