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PMI: tra crisi e rilancio

 

Il settore delle PMI è in forte crisi, da almeno 5 anni. I dati trapelati in merito al 2010, visto che ancora non si conoscono con esattezza quelli relativi agli ultimi due anni, non sono sicuramente bene auguranti. Eppure il rilancio è ancora possibile.

In particolare, il settore è traviato dai debiti e dalle fatture da saldare: lo stesso Corriere della Sera cerca di ricostruire il totale dei debiti commerciali dello Stato (ossia, nello specifico i debiti espressi in fatture da saldare e non i dati dei buoni del Tesoro).

I dati analizzati si riferiscono all’anno 2010: il totale dei debiti della pubblica amministrazione dovrebbe essere pari a 150 miliardi di euro, superando il 10% del Pil. E il conto per il 2011 potrebbe essere cresciuto di altri 15 miliardi di euro.

Ma il rilancio è possibile. Specie per i nuovi settori che si stanno via via sviluppando come le rinnovabili e la riqualificazione energetica (con pannelli solari, pale eoliche su tutti).

Intanto, si legge sul CdS che i reali problemi di liquidità delle imprese non finanziarie italiane, “strette fra il «credit crunch» bancario e la difficoltà ad accedere ad altre forme di indebitamento”, costringono le PA (Pubbliche amministrazioni) a procedere con pagamento immediato della parte relativa ai propri debiti commerciali scaduti.

Ma il problema è il ritardo nel pagamento della parte debitrice, infatti, “nonostante le iniziative europee accolte dal governo Monti, la nostra amministrazione mantiene forti incentivi a ritardare questi pagamenti perché, secondo le regole contabili dell’Unione Europea (Ue), i suoi debiti commerciali entrano a far parte del debito pubblico solo all’atto della loro liquidazione o della loro certificazione”.

I nuovi settori delle PMI sono sotto gli occhi di tutti, seppur i dati non siano confortanti (anche se aggiornati a 3 anni fa possiamo concludere che la situazione non può che essere peggiorata negli anni successivi al 2010) si può guardare con speranza al futuro, specie in quei settori moderni che coinvolgono tutti e che guardano all’ambiente come risorsa comune.

Imprese e crisi

Le imprese e la crisi: tra gennaio e marzo rallentano le chiusure
(10mila in meno rispetto al 2009), in ripresa le aperture (4.700 in più)
Saldo ancora negativo (-16mila) ma dimezzato rispetto allo scorso anno
In recupero le società (+0,9%), continuano a soffrire gli artigiani (-0,9%)
In lieve aumento le aperture di fallimenti: +0,1 per mille rispetto al I trimestre 2009.

La crisi allenta il morso sull’economia reale e la vitalità delle imprese
italiane recupera i livelli del 2007, preannunciando il possibile ritorno alla stabilità nel corso del
2010. Sono state 123mila le imprese iscritte ai registri delle Camere di Commercio tra gennaio e
marzo di quest’anno, 4.700 in più rispetto allo stesso trimestre del 2009. Un dato che segna
un’inversione di tendenza apprezzabile rispetto agli ultimi due anni, segnati dall’esplosione della
crisi internazionale: nei primi tre mesi del 2008, infatti, si registrarono circa 11.800 aperture in
meno rispetto al 2007 e l’anno scorso la diminuzione rispetto al 2008 fu di ulteriori 12.200.
A questo recupero nella dinamicità delle iscrizioni ha fatto eco un sensibile rallentamento delle
chiusure che, sempre tra gennaio e marzo, sono state di poco superiori a 139mila unità, oltre
10mila in meno rispetto al corrispondente periodo del 2009. Conseguentemente, il saldo tra
aperture e chiusure di imprese nei primi tre mesi dell’anno si è attestato a –16.181 unità,
risultato che si avvicina molto a quello registrato nel 2007 e che, soprattutto, dimezza quello del
2009 quando il “buco” all’anagrafe delle imprese, nei primi tre mesi dell’anno, era stato di oltre
30mila imprese. Ripresa delle aperture e rallentamento delle chiusure hanno determinato
l’attestarsi del tasso di crescita trimestrale dello stock delle imprese al valore di –0,27% (contro il
–0,5% fatto registrare nel primo trimestre dello scorso anno), portando il numero delle imprese
presenti nei registri camerali a fine marzo al valore di 6.058.558 unità.
E’ questo il quadro di sintesi che emerge dai dati sulla nati-mortalità delle imprese italiane nel
primo trimestre dell’anno fotografati attraverso Movimprese, la rilevazione trimestrale condotta
per Unioncamere da InfoCamere – la società consortile di informatica delle Camere di
Commercio italiane – e disponibile all’indirizzo www.infocamere.it.
“Una rondine non fa primavera, ma il recupero di vitalità dell’imprenditoria italiana, in questo
inizio d’anno, è un segno concreto che l’emorragia di imprese causato dalla crisi si va arrestando
e che possiamo guardare al 2010 con più fiducia”. Così ha commentato i dati Movimprese il
Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Certo – ha proseguito il presidente di
Unioncamere – il dato sulle aperture di procedure fallimentari ci segnala che le code della crisi
continuano a produrre effetti negativi sull’attività economica e, soprattutto, sull’occupazione. Ma
la consistenza di questo fenomeno resta più fisiologica che patologica, intorno allo 0,5 per mille
su base trimestrale. Il tessuto imprenditoriale ha tenuto ai colpi più duri e ora sta ricucendo gli
strappi. Selezionando i migliori e spingendo i nuovi imprenditori a scegliere fin dall’inizio una
struttura organizzativa più robusta per affrontare meglio la competizione. In questa fase di
assestamento – ha concluso Dardanello – il ruolo delle istituzioni è essenziale per accompagnare
le imprese fuori dalla crisi, innanzitutto sostenendo le iniziative positive dei mesi scorsi sul fronte
dell’accesso al credito. E poi attuando quelle riforme indispensabili per semplificare la loro vita –
penso allo sportello unico per l’avvio delle attività – e sostenerle sui mercati internazionali”.

PMI, IL BAROMETRO SEGNA BRUTTO

Silvestrini, le imprese devono saper cogliere i primi segnali di ripresa. La rilevazione trimestrale CNA conferma il peggioramento della congiuntura. Ma qualche spiraglio c’è.

E’ nuvoloso, con tendenza al peggioramento, il cielo sopra le pmi italiane. Questa, in sintesi, la previsione del Barometro della crisi, la rilevazione che CNA, la Confederazione nazionale dell’artigianato, effettua su base trimestrale su un campione di micro e piccole imprese (fino a 49 addetti) con fatturato inferiore ai 10 milioni di euro.

I risultati relativi al IV trimestre 2008, che includono anche le previsioni per il primo trimestre 2009, confermano il peggioramento della congiuntura, a partire dal 15 settembre scorso, data ormai fatidica della dichiarazione di fallimento da parte della banca statunitense Lehman Brothers e che rappresenta ormai uno spartiacque. Un arretramento che, come afferma il Segretario Generale CNA Sergio Silvestrini «oggi appare ancora più evidente, alla luce della forte contrazione della domanda e del peggioramento delle condizioni occupazionali». Ma c’è qualche spiraglio: ci sono piccole «ma significative» quote di imprese «che non recedono dai programmi di investimento e tengono sul versante occupazionale, a prescindere dai settori di appartenenza.

Dalla capacità di queste imprese di sapere cogliere i primi segnali di ripresa», spiega Silvestrini, «ovunque si manifesteranno nel mondo, dipenderà la riscossa dell’economia italiana». «Traghettare un’impresa verso il momento in cui i venti di recessione si saranno calmati», osserva Silvestrini, «vuol dire, per un imprenditore, saper cambiare pelle, diversificando attraverso le leve dell’innovazione e della creatività, le vere discriminanti per sopravvivere alla bufera che ha investito i mercati mondiali».

Ma vediamo in dettaglio i risultati della rilevazione.

Produzione, fatturato e ordinativi

Nel quarto trimestre 2008 le pmi associate alla CNA hanno sperimentato una brusca frenata della produzione e del fatturato che ha interessato rispettivamente il 37 e il 39% delle aziende. intervistate. Per quanto riguarda le vendite, la contrazione ha riguardato in maniera simile sia la componente interna della domanda sia quella estera.

Un dato ancor più negativo riguarda i giudizi sull’andamento degli ordinativi: il 2008 certa tenuta emerge invece per gli investimenti (saldo -4): la percentuale di imprese che ha realizzato spese per investimenti è risultata infatti ampia e prossima ai due terzi del campione. Deludente l’andamento della redditività aziendale, con un saldo pari a -18. Da rilevare comunque che alla fine dello scorso anno, con la crisi che entrava nella sua fase più acuta, quasi il 50% delle imprese segnalava ancora una sostanziale stabilità dell’utile lordo, che risulta però in rapido peggioramento in prospettiva. Le previsioni per il trimestre in corso evidenziano infatti un approfondimento della crisi. Fatta eccezione per gli investimenti, la maggioranza assoluta degli intervistati stima una riduzione per produzione, ordinativi, fatturato totale e da esportazioni e utile lordo i cui saldi peggiorano in media di altri 15 punti.

Tra i settori, la riduzione della domanda e della produzione appare particolarmente forte nell’autotrasporto. In difficoltà appaiono poi costruzioni e manifatturiero in senso stretto (meccanica, legno-arredo e tessile-abbigliamento).
Lavoro

La forte caduta delle ore lavorate e degli straordinari di fine 2008 prelude a una riduzione più accentuata dell’occupazione nei primi tre mesi del 2009. E in effetti le attese per i primi mesi dell’anno sono allarmanti: preoccupa la crescita della quota di imprese che prevedono la riduzione delle ore lavorate e degli straordinari e, ancor più, il fatto che quasi un quarto di esse pensi di dover licenziare o non sostituire la mano d’opera.

Le maggiori difficoltà riguardano la moda e i trasporti (saldi pari rispettivamente a -20 e -38). In questo quadro non mancano esempi, seppure isolati, di aziende che hanno registrato andamenti positivi: è il caso, per esempio, del comparto installazione e impianti.
Credito

Le difficoltà di accesso al credito continuano a essere forti e riguardano non tanto il costo dei finanziamenti quanto la disponibilità degli stessi e le condizioni imposte alle imprese. Se infatti il 25% degli intervistati indica nell’aumento dei tassi di interesse praticati dalle banche il motivo del peggioramento delle condizioni di accesso al credito, questa percentuale aumenta al 31% e al 36% quando si parla rispettivamente di tempi di concessione e di garanzie richieste.

Tensioni riguardano anche le scadenze, con le imprese che segnalano una maggiore difficoltà nel disporre di finanziamenti a lungo termine. In questo caso, infatti, il saldo negativo (-16), che indica il prevalere di coloro che segnalano una minore disponibilità di finanziamenti a lungo termine, si confronta con quello più contenuto (-10) relativo al finanziamento a breve e medio termine.

Drammatico appare poi l’allungamento dei tempi di incasso dei crediti commerciali che riguarda circa la metà delle imprese. È ragionevole attendersi un peggioramento dei saldi relativi all’accesso al credito per il primo trimestre 2009 in considerazione del fatto che molta parte del credito utilizzato dalle imprese è «a revoca».

Da rilevare che le difficoltà creditizie interessano in modo trasversale tutti i settori, con un picco negativo per le imprese dell’autotrasporto che, assieme alle pmi del tessile/abbigliamento, soffrono in modo particolare l’allungamento dei tempi di incasso dei crediti commerciali.

Secondo la Cna» la ripresa dell’artigianato e, più in generale, dell’economia italiana dipenderà dalla capacità del sistema bancario di ripristinare il normale funzionamento delle politiche di accesso ed erogazione del credito».

«Sulla base delle risorse attribuite al Fondo di garanzia», aggiunge Silvestrini, «auspichiamo che le banche riaprano celermente le linee di credito ripristinando un clima di fiducia e di collaborazione costruttiva con il inondo imprenditoriale». C’è poi il fronte, particolarmente delicato, dello sblocco dei crediti verso la p.a.» Per accelerare i processi di riscossione dei crediti accumulati», sottolinea il segretario generale della CNA, «riteniamo che stato, regioni ed enti locali siano obbligati a certificare l’esistenza di un credito certo ed esigibile.

Sarebbe peraltro auspicabile un intervento della Cassa depositi e prestiti per fornire alle amministrazioni debitrici i mezzi finanziari necessari a far fronte agli impegni».
Il primo trimestre 2009

Nei primi tre mesi dell’anno in corso gli imprenditori tracciano uno scenario in ulteriore aggravamento, evidenziato dal fatto che, fatta eccezione per gli investimenti, nel complesso oltre il 50% di essi prevede una diminuzione nell’andamento di tutte le variabili aziendali rilevate. Inoltre, la contrazione delle vendite potrebbe riverberarsi pesantemente sulla redditività aziendale: l’indicatore di previsione relativo all’utile di esercizio risulta infatti pari a -54,36 punti in meno rispetto al dato di consuntivo di fine 2008.

Intanto il governo ha varato le prime misure anticrisi, anche se, lamenta Silvestrini, il piano dell’esecutivo «ha avuto un avvio piuttosto disorganico con una disponibilità di risorse che ha subito il peso di un debito pubblico tra i più elevati nel mondo». A questo si aggiunge il fatto che «le piccole imprese hanno atteso troppo prima di entrare nell’agenda dell’esecutivo, e il fattore tempo, in questi frangenti, gioca un ruolo fondamentale». Comunque, «gli interventi per le grandi opere e il recente varo del Piano casa rappresentano un passo, quantomeno, verso il rilancio dell’attività edilizia, che a nostro avviso può avere efficacia se contrassegnato da progetti di riqualificazione energetica degli edifici secondo parametri di sostenibilità ambientale. Occorre puntare, a nostro parere, anche sulle opere pubbliche di piccola entità, rapidamente cantierabili, che coinvolgono più direttamente le piccole imprese». Secondo il segretario generale CNA, poi, turi provvedimento mutuabile dal sistema statunitense riguarda la possibilità di assegnare una quota delle forniture e dei lavori pubblici alle pmi. Si tratta di una misura che richiede l’eliminazione, a monte, di alcuni ostacoli amministrativi e burocratici che impediscono alle piccole imprese di prendere parte alle gare d’appalto e, contestualmente, di riservare a queste imprese una quota degli stessi appalti. L’accesso preferenziale, in questo caso», conclude Silvestrini, «rappresenta il riconoscimento della capacità delle pmi di generare effetti positivi in termini di occupazione e produzione di ricchezza».

Risolvere il nodo della liquidità. Certezza del credito, riduzione della pressione fiscale. I punti cardine delle richieste degli artigiani, che chiedono: ora il governo passi dalle parole ai fatti.

Certezza del credito delle imprese, risolvere il problema della liquidità e ridurre la pressione fiscale alle pmi. Con interventi urgenti e operativi e risorse immediate per rilanciare l’economia. Su questi punti si delineano le richieste della Cna al governo. Esecutivo che, a questo punto della crisi, «deve passare dalle parole ai fatti». «Il governo ha fatto proposte interessanti, come l’estensione degli ammortizzatori sociali o il piano casa», spiega Enrico Amadei, direttore della divisione economica della CNA, «ma orale norme devono diventare operative.

In più, sono necessari e urgenti interventi che liberino risorse di cassa». In particolare, la CNA ha consegnato al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, un documento recante «Interventi di contrasto alla crisi economica e di sostegno allo sviluppo delle imprese», trovando da un lato la disponibilità dell’esecutivo a fare proprie le proposte, dall’altro la difficoltà a reperire risorse immediate per finanziare il sistema. «Siamo il paese che vanta la minor percentuale di pil orientata a interventi anticrisi», sottolinea Amadei, «qualcosa in più deve essere fatto. Il presidente del consiglio ci ha confermato gli interventi che il governo sta mettendo in campo, ma se non vengono liberate risorse tutte queste misure saranno solo parziali».

Nel dettaglio, i punti cardine sui quali si fonda il documento di proposte presentato dalla CNA partono dal sostegno alla domanda, che deve passare da incentivi per la riqualificazione del patrimonio edilizio privato e dal rilancio dei lavori pubblici. Poi, il governo deve assicurare la liquidità, accelerando i pagamenti dei crediti verso la pubblica amministrazione, adottando una serie di misure fiscali, come l’eliminazione della prima rata di acconto 2009 delle imposte e dei contributi, la non sanzionabilità degli errori di versamento dell’acconto 2009 nella misura del 30% l’entrata in vigore immediata deI regime Iva per cassa. E, infine, riducendo i premi Inail per le imprese artigiane, così come previsto dalla Finanziaria 2007. La CNA chiede inoltre più sostegno al credito, con il potenziamento del sistema Confidi. Ma anche incentivi all’innovazione e alla patrimonializzazione, sostenendo gli investimenti, le aggregazioni e le reti di imprese, maggiore apertura dei mercati con la partecipazione delle piccole e medie imprese agli appalti pubblici e lo sviluppo di nuove politiche energetiche. Inoltre, secondo la CNA, il rilancio economico passa dalla riduzione della pressione fiscale, con, in particolare, la detassazione totale o parziale degli incrementi di reddito e l’adeguamento degli studi di settore alla crisi economica. «L’attuale crisi», specifica Amadei, «va affrontata con una serie di misure che tengano conto di tutte le esigenze del sistema produttivo. Bisogna intervenire con metodologie e risorse più importanti rispetto a quanto fatto fino a oggi.

Sappiamo che in questo momento il governo ha difficoltà a reperire risorse, ma crediamo ci siano spazi, all’interno della spesa pubblica, per finanziare gli interventi necessari. Il problema della liquidità», prosegue il direttore della divisione economica della CNA, «va affrontato e risolto, così come vanno sostenute le imprese attraverso la patrimonializzazione e la riduzione della pressione fiscale. Per noi sono prioritari l’apertura degli appalti pubblici alle pmi e il superamento del patto di stabilità interno per gli enti locali virtuosi. «D’altronde», spiega Amadei, «ci troviamo di fronte a una crisi che sta investendo due settori chiave: la produzione e le costruzioni. Quindi ci vogliono maggiori risorse e tempi più rapidi perché finora gli annunci sono stati molti, ma di soldi veri se ne sono visti pochi. Continueremo a fare proposte al governo monitorando lo stato evolutivo della crisi», conclude Amadei, «e intanto proseguiamo a lavorare anche con il mondo bancario, con alcuni istituti che si stanno muovendo a favore delle pmi. Anche se rileviamo una certa difficoltà nel trasformare accordi di principio in attività giornaliera. In questo senso, chiediamo un maggiore impegno alle istituzioni affinché il flusso di credito arrivi concretamente alle pmi.»


Interventi di garanzia per Investimenti e Liquidità


Dal 12 febbraio 2009 è possibile presentare a Fidi Toscana richiesta per ottenere garanzie sui finanziamenti concessi dagli Istituti di Credito sottoscrittori del Protocollo d’intesa “Emergenza Economia” con la Regione Toscana.
I finanziamenti, concessi in base ad una valutazione condotta separatamente dalla banca e da Fidi Toscana e regolati a tassi convenzionati e differenziati in base al merito creditizio dell’impresa, sono finalizzati alla copertura di “investimenti” o al soddisfacimento di “esigenze di liquidità”.
I primi comprendono:
– acquisto terreni (fino al 10% della spesa totale);
– acquisto o realizzazione di fabbricati, impianti, macchinari e attrezzature;
– acquisto brevetti, licenze, know how o conoscenze tecniche non brevettate;
– servizi di consulenza o partecipazione a fiere;
– ricerca, sviluppo e innovazione.
I secondi comprendono:
– ristrutturazione finanziaria;
– reintegro di liquidità a fronte di investimenti già effettuati nell’ultimo triennio;
– rifinanziamento volto ad estinguere finanziamenti a medio e lungo termine già erogati;
– acquisto di scorte (per un importo non superiore al 20% del fatturato).
I finanziamenti sono assistiti da GARANZIA di Fidi Toscana

Per saperne di più:

http://www.fi.camcom.it

http://www.fiditoscana.it